"Non abbiamo rivendicazioni da fare", la risposta è spiazzante. Nadia Lamarkbi, giornalista francese di origini marocchine, è una delle promotrici di "24h sans nous: la journée sans immigrés" (24ore senza di noi: la giornata senza immigrati). È dai cugini d'oltralpe che è partita a metà novembre dello scorso anno la mobilitazione che ha poi contagiato anche Italia, Spagna e Grecia. Circa 60mila simpatizzanti francesi su Facebook e 38 comitati locali, che percorrono la Francia da Marsiglia a Lille, da Strasburgo a Bordeaux. Come è possibile che non abbiano rivendicazioni? "Chiediamo solo il riconoscimento dell'immigrazione come ricchezza per la Francia -spiega Nadia-. Molti vedono gli stranieri come persone che non lavorano e che approfittano del sistema. Vogliamo che questa percezione cambi, perché è assolutamente folle: cosa sarebbe questo Paese senza di loro?".
Per il primo marzo tutti i comitati organizzeranno un sit-in di due ore (dalle 12 alle 14) di fronte ai Municipi. Ciascuna realtà locale poi darà vita ad altre forme di protesta: astensione dal lavoro e sciopero dei consumi sono le armi a disposizione dei manifestanti.
Nadia è convinta che sia possibile mostrare (in ventiquattr'ore) le conseguenze di un'eventuale mancanza del contributo degli stranieri all'economia francese. "Interi supermercati resteranno vuoti. E persino l'aeroporto Charles de Gaulle (che sorge in un quartiere
con altissima presenza di stranieri, ndr) potrebbe paralizzarsi se i dipendenti incrociassero le braccia".
La data del primo marzo non è stata scelta a caso: cade nel quinto anniversario dell'entrata in vigore del Codice per l'ingresso e il diritto d'asilo (il Cesda, detto "Codice degli stranieri"). "Una norma che istituzionalizza la relazione diretta tra immigrazione e lavoro. L'obiettivo è la ‘selezione' degli immigrati in base a criteri esclusivamente economici -attacca Nadia-. Da allora è sempre più difficile per gli stranieri ottenere ricongiungimenti familiari".
TESTO DI ILARIA SESANA



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