Loretta Napoleoni
L'Unione in bilico
L'inizio del 2010 è stato turbolento per l'Europa: Inghilterra, Spagna e Italia si contendono il titolo di "primo malato d'Europa".

La Grecia rischia di scivolare nell'anarchia a causa di una probabile bancarotta, sui mercati sono tornati a bruciare i falò della ricchezza (quelli, naturalmente, delle quotazioni in borsa) e nel Regno Unito, nonostante la grande affluenza alle urne, le elezioni politiche hanno partorito un'anomala coalizione di governo tra conservatori e liberaldemocratici. Un inizio d'anno turbolento per l'Europa, che ha dato la stura a una nuova era di scioperi generali e contestazioni. I primi a farne le spese sono stati il governo di Papandreu ed il parlamento greco: mentre approvavano il piano d'austerità imposto dalla coppia infelice, Fondo monetario-Unione europea, la polizia antisommossa sparava lacrimogeni contro sindacati e dimostranti.

Anche il nuovo premier britannico, David Cameron, si avvia verso un periodo di grande impopolarità. Mervyn King, governatore della Banca d'Inghilterra, ha addirittura predetto che a fine legislatura il partito al governo verrà cacciato e non tornerà al potere per un'intera generazione, come già successo ai laburisti nel 1974. Con il deficit di bilancio più alto d'Europa (12,7 percento), un sistema bancario che negli ultimi due anni ha assorbito l'equivalente del 400 per cento del Pil ed un debito pubblico pari al 72,9 per cento del prodotto interno lordo, il Regno Unito è la nazione con il più alto tasso d'indebitamento pubblico rispetto alla ricchezza nazionale: tanto che Londra, insieme a Madrid e Roma, è candidata al titolo di "primo malato d'Europa".

Dopo i mutui spazzatura americani, il problema ora è il debito sovrano e soprattutto chi se lo accollerà. La Banca centrale europea (Bce)? Improbabile. Secondo la Royal bank of Scotland, quello accumulato da Grecia, Spagna e Portogallo ammonta a circa 2mila miliardi di euro, di cui almeno un miliardo si trova nei forzieri di Eurolandia. Gli esperti sono concordi: neppure la partecipazione attiva della Germania potrebbe sanarlo, perché non ci sono abbastanza soldi. Per evitare il crollo del sistema bancario, qualcuno dovrà fallire e la prima in lizza è la Grecia, alla quale non rimane che la bancarotta, come già accaduto per Argentina e Islanda.
Nell'attesa che si arrivi a questa decisione, e per attutire il colpo, la Bce rastrella sul mercato le obbligazioni greche, utilizzando i soldi di noi europei. Intanto il Libor, il tasso al quale le banche si prestano denaro a vicenda, è risalito ai massimi del 2009, quando si temeva un congelamento totale dei prestiti interbancari. Allora intervenì la Federal reserve americana, ma oggi la Bce non sembra avere i muscoli monetari per fare altrettanto. Il destino dell'Europa unita è appeso a un filo.

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